Uhač, il cardinale che Giovanni Paolo II non riuscì a creare
Alessandro Di Bussolo - Città del Vaticano
Monsignor Josip Uhač, diplomatico croato e segretario della Congregazione per l'evangelizzazione dei popoli, morì a Roma domenica 18 gennaio 1998, poche ore prima dell'Angelus di Giovanni Paolo II, che lo aveva inserito nella lista dei nuovi cardinali da annunciare proprio quel giorno, e da nominare nel concistoro del 21 febbraio. “Tre giorni fa ne era stato informato - disse Papa Wojtyla - ma il Signore lo ha chiamato a sé questa mattina“. Il cardinale rimasto nel cuore del Pontefice, era nato il 20 luglio 1924 a Santa Jelena, frazione di Brseč, nell'arcidiocesi di Rijeka-Fiume. La comunità locale sta celebrato il centenario della sua nascita con diverse manifestazioni.
Un pastore dal carattere modesto e silenzioso
Il 20 gennaio 2024 di fronte alla piccola cappella di Santa Jelena è stata scoperta una stele che ricorda la figura del diplomatico. Domani sarà celebrata una Messa e per il prossimo autunno si sta preparando un convegno. Un modo per conoscere meglio la sua figura di pastore dal carattere modesto e silenzioso, che ha dedicato tutta la sua vita al lavoro per la Santa Sede. Monsignor Uhač non ha pubblicato nessun tipo di diario o memorie, e anche per questo sua figura non è nota come meriterebbe. Lo sottolinea Marko Medved, docente fiumano di storia ecclesiastica. “Quando si tratta della vita e del lavoro di diplomatici, siano essi civili o ecclesiastici - conferma - i biografi si trovano in una situazione difficile. Se non hanno pubblicato le proprie memorie, i propri ricordi di vita e di lavoro diplomatico, il pubblico rimane all'oscuro di gran parte di notizie“.
La formazione, da Fiume a Roma, passando per Venezia
Josip è il secondo figlio della famiglia di Anton e Marija, nata Senčić. Entrato nel Seminario diocesano di Fiume e continua gli studi teologici prima a Venezia e poi a Gorizia. Nel 1945, con la fine della guerra e l'avvento del comunismo, il vescovo di Fiume Ugo Camozzo, incerto sul luogo dove il giovane Uhač potesse completare con successo gli studi interrotti dalla guerra, lo invia a Roma. Terminati gli studi in Laterano, viene ordinato sacerdote il 16 aprile 1949, e lontano dalla terra natale, celebra nella Città Eterna la sua prima Messa. Dopo l'ordinazione sacerdotale , vive per due anni nel Pontificio Istituto croato di San Girolamo, e dal 1951 si trasferisce in una parrocchia romana ed entra nella Pontificia Accademia Ecclesiastica. Dal 1954 opera attivamente nella diplomazia pontificia, prima a Panama e poi in Egitto. Dal 1962 è consigliere nella nunziatura della Repubblica Federale di Germania e dal 1966 in Spagna. Papa Paolo VI lo nomina arcivescovo il 23 giugno 1970 e il 5 settembre dello stesso anno, a Rijeka-Fiume, nella cattedrale di San Vito, viene ordinato dall'arcivescovo Viktor Burić.
Prime esperienze da nunzio in Pakistan, poi in Africa
Da allora il ruolo di Uhač nella diplomazia vaticana diventa sempre più importante. Viene nunzio in Pakistan, dove presta servizio dal 1970 al 1976, e poi rappresentante della Santa Sede nei Paesi africani del Camerun e della Guinea ecuadoriana (1976), del Gabon (1977) e del Congo-Zaire, nel 1981. “Passa così dall'Asia all'Africa - commenta Medved - in anni di intensa decolonizzazione e di Guerra Fredda. Per quanto riguarda le attività in ambito ecclesiale, di particolare importanza assumono la nomina di vescovi locali, non europei, e la formazione del clero locale“.
Nunzio a Bonn nei giorni della caduta del Muro di Berlino
Aumentata con Paolo VI la presenza di non italiani tra i diplomatici vaticani, Uhač inizia il suo secondo periodo di lavoro, nel 1984, nella Repubblica Federale Tedesca, dove rimase nunzio apostolico fino al 1991. “Qui, rispetto all'Asia e all'Africa, erano all'ordine del giorno temi alquanti diversi – ricorda Medved - la posizione e il ruolo del Capitolo di Colonia nella scelta del successore del cardinale Höffner, questione questa che richiese notevoli doti diplomatiche per raggiungere un compromesso nella nomina episcopale. Vi era poi il fermento della Chiesa postconciliare, la questione delle tasse ecclesiastiche e infine l'unificazione della Germania con i preparativi per il trasferimento della nunziatura da Bonn a Berlino“.
Il riconoscimento dell'indipendenza di Slovenia e Croazia
Il 21 giugno 1991 Giovanni Paolo II nomina Uhač segretario della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli (ex Propaganda fide, oggi Dicastero per l'Evangelizzazione). Mantiene questo incarico fino alla morte, aggiungendo poi quello di direttore delle Pontificie Opere Missionarie fino al 1995. La giurisdizione della Congregazione si estendeva allora a quasi tutta l'Africa, l'Asia, l'Oceania esclusa l'Australia, parte dell'America Latina, nonché la Bosnia e Erzegovina. “Oggi sappiamo - dice Medved - che Uhač, dal palazzo di Piazza di Spagna, ha svolto un ruolo importante e non sufficientemente documentato nel riconoscimento diplomatico di Slovenia e Croazia, quando a capo della diplomazia vaticana vi erano Jean Luis Touran e il cardinale Angelo Sodano come segretario di Stato“.
L'inaugurazione della Nunziatura apostolica di Zagabria
Grazie anche al suo lavoro diplomatico si arriva, nel gennaio 1992, a un cessate il fuoco tra le due repubbliche e il governo di Belgrado. Quando nel 1993 a Zagabria viene aperta la Nunziatura Apostolica, dopo l'avvio dei rapporti diplomatici tra Santa Sede e Croazia, ad Uhač spetta l'onore di inaugurarla, come rappresentante di Giovanni Paolo II. “Con questo gesto - commenta Medved - i Croati gli avevano voluto dimostrare la propria riconoscenza“. La guerra nel frattempo scoppia nella vicina Bosnia ed Erzegovina, Paese, come si è detto, sulla cui Chiesa all'epoca era competente la Congregazione per l'Evangelizzazione dei popoli.
L'aiuto alla Chiesa e alla popolazione in Bosnia ed Erzegovina
Data la numerosa presenza di cattolici croati in Bosnia ed Erzegovina, la Santa Sede riesce, attraverso l'arcivescovo Uhač, a portare avanti un'intensa opera di aiuto materiale e spirituale alle vittime della guerra e alla Chiesa locale, nonchè di impegno per la salvaguardia dell'unità del Paese, di fronte alle minacce di disgregazione e spartizione del suo territorio.
In ospedale la notizia della nomina a cardinale
Sull'episodio che segna gli ultimi giorni di vita di Josip Uhač, Medved ricorda che l'arcivescovo ricevette in ospedale la notizia della nomina a cardinale e che nella Messa funebre celebrata il 20 gennaio nella Basilica di San Pietro, “Il cardinale Angelo Sodano, segretario di Stato, parlò di Uhač come di un collega e di un amico“. L'arcivescovo Uhač, conclude lo storico, “E' stato un figlio fedele della Chiesa, al servizio della Santa Sede e della sua missione, in tempi di sfide e tensioni non meno impegnative di quelle che dobbiamo offrontare oggi“.
Uzinić: sacerdote e vescovo semplice, umile e fedele
Come ha scritto l’attuale arcivescovo di Rijeka-Fiume Mate Uzinić, “La grandezza di Uhač non deriva innanzitutto dalle alte cariche che ha ricoperto, ma dal modo in cui le ha esercitate. E' stato un sacerdote e un vescovo semplice, umile, pio e fedele. La fedeltà di Uhač alla Chiesa può essere d'ispirazione per ognuno di noi oggi nel realizzare la nostra chiamata“. Josip Uhač è sepolto nella chiesa parrocchiale di San Giorgio di Brseč, arcidiocesi di Rijeka-Fiume.
Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui