Testimonianze di speranza e pellegrinaggio, il Giubileo dell’Assemblea sinodale CEI
Benedetta Capelli – Città del Vaticano
C’è un comune denominatore tra le testimonianze ascoltate in Aula Paolo VI, nel pomeriggio di riflessione per i partecipanti alla seconda Assemblea sinodale delle Chiese in Italia, è certamente lo sguardo nuovo che la vita sbagliata, feroce e inquieta fa cambiare. Tutto muta perché c’è uno Spirito che soffia, un Vangelo che offre risposte, una Chiesa che si fa comunità accogliente. Ad ascoltare anche il cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente della Conferenza episcopale italiana, seduto accanto a don Claudio Burgio, cappellano dell’Istituto penale minorile Beccaria di Milano, Laura Lucchin, la mamma di Sammy Basso, Giorgio e Marta Scarpioni, una coppia che ha vissuto un’esperienza missionaria in Uganda.
Nessuno è il reato che compie
A prendere per primo la parola è don Claudio Burgio, fondatore della comunità Kayros che accoglie ragazzi dopo l’esperienza del carcere. Per lui è fondamentale che il giovane che ha commesso un crimine non sia identificato con il proprio reato ma il rischio che questo accada è molto concreto. È necessario pertanto guardare tutto “con occhi nuovi”, facendosi testimoni credibili e autentici. “Il Vangelo – spiega – mi ha spinto a non rassegnarmi”. Don Claudio nei ragazzi trova l’umanità, comprende che la sofferenza rimette in corsa e fa ritrovare il senso del viaggio. “La speranza non è un ottimismo fragile ma è un cammino attraversato dal dolore, accompagnare il loro dolore è un’esperienza anche per me, il Vangelo è davvero reale e non lo avevo capito prima di entrare in carcere”. Un altro insegnamento è arrivato da Daniel, uno dei ragazzi di Kayros, che proprio davanti a Papa Francesco ha spiegato che si cresce nella vita e nella fede se non stai sempre con chi ti assomiglia. “Quando impari a guardare l’altro diverso da te come una storia sacra e non sbagliata, allora – sottolinea don Claudio - entri in un piano diverso, si allarga lo sguardo”. Il perdono, come quello di Carolina che scrive all’assassino di suo figlio, è una possibilità nel suo caso di “maternità vera che si apre a qualcosa di grande” ma in carcere il perdono diventa davvero conversione e pentimento.
L’uragano Sammy
Una cascata di riccioli biondi, una testimonianza raccontata con sobrietà nonostante il clamore che suo figlio, Sammy Basso, creava in chi lo incontrava, sovvertendo certezze e investendo con una gioia che nasceva dall’affidarsi a Dio e dalla certezza che la vita va abbracciata così com’è ossia un regalo. A pochi mesi dalla sua scomparsa, Laura Lucchin condivide la mancanza del figlio, affetto da progeria, una malattia genetica che provoca invecchiamento precoce. Racconta del baratro in cui lei e il marito sono sprofondati dopo la diagnosi e della rivoluzione che proprio quel bambino le ha insegnato asciugando le sue lacrime. “Mi sono detta che stavamo sbagliando tutto e da lì abbiamo ribaltato tutto”. Sammy aveva diritto di vivere come i ragazzi della sua età, “è stato un dono meraviglioso, speciale ed unico”, spiega, “se io sono nato così, diceva Sammy, è perché c’è un progetto su di me”. Laura racconta della sofferenza del figlio, di una crisi religiosa di Sammy durata un tempo lungo ma anche della certezza del figlio di dover pensare a chi sarebbe nato con la sua stessa malattia. Una determinazione che lo ha portato tanto da diventare biologo molecolare collaborando con progetti internazionali che tra poco vedranno la luce. “Era sempre molto sereno perché diceva che la vita terrena non è niente rispetto a quella eterna. Ha sconvolto la mia vita in senso buono e lo ringrazierò per sempre”.
Animati dall’inquietudine
La terza testimonianza è quella di Giorgio e Marta Scarpioni, coppia di missionari in Uganda fin da fidanzati. “La nostra missione - spiegano - è nata dall’inquietudine, dalla ricerca di senso e dalla gratitudine. Abbiamo voluto metterci alla prova nel servizio dei più poveri, senza guardare troppo al dopo”. Anche loro parlano di occhi che incidono sulla vita degli altri, se espressione di amore. “Il diverso respinge ma se si cerca di amare le persone così come sono e se si sentono amate a loro volta provano ad amare”. Giorgio e Marta non nascondono i momenti difficili, di solitudine umana e a volte spirituale, “di fronte al dolore che bussa alla porta e alle soluzioni fallite” ma ogni volta “ci siamo ricordati della speranza alla quale ci siamo affidati e ogni volta tutto si è riacceso”. La loro associazione, fondata nel 2010 insieme ad altri ragazzi, si chiama Ewe Mama ODV e lavora al fianco dell’Ordine Frati Minori Francescani. È specializzata nello sviluppo sociale, nella promozione della dignità umana, nello sviluppo delle realtà locali, nella formazione e nell’educazione scolastica.
Fisichella: il cammino sinodale, segno dell’amore del Padre
Al termine delle testimonianze, il pellegrinaggio giubilare dei partecipanti alla seconda Assemblea sinodale delle Chiese in Italia con il passaggio della Porta Santa e la Messa celebrata da monsignor Rino Fisichella, pro-prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione. Poco prima il ringraziamento del cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente della Cei, per l’accompagnamento in questi anni e soprattutto in questo momento giubilare che riconduce all’essenziale. Nell’omelia, monsignor Fisichella parla dei segni che Gesù compie e che sono “fondamentali nella vita cristiana perché permettono di vedere e completare ciò che manca alla parola”. “Il cammino sinodale – afferma - è un segno che siamo chiamati a cogliere per comprendere in maniera più coerente come la comunità cristiana in questo periodo di radicale cambiamento culturale che tocca anche l'uomo nella sua essenza possa essere una presenza significativa che testimonia l'amore del Padre”.
La speranza sia un fuoco che arde
Il presule ha poi ricordato come Gesù sia il primo collaboratore del Padre e per questo siamo destinati a seguire il suo esempio: ascoltando, contemplando e agendo, nonostante “una parte della cultura contemporanea - sottolinea Fisichella - vede nell'efficienza la soluzione a ogni problematica sociale, politica ed ecclesiastica. Non è così che possiamo essere una comunità che testimonia la risurrezione del Signore in un tempo in cui la speranza dovrebbe essere ravvivata e diventare fuoco che arde piuttosto che una brace che sta per estinguersi”. Infine l’invito a non essere timidi “nel rendere attuale questa vita eterna che sembra scomparsa dai nostri discorsi, dalle catechesi, dalle nostre omelie, perfino quando dovrebbe essere annunciata in tutta la sua valenza e significato, senza la speranza in questa vita eterna che è certezza della vita di Dio in noi avremmo molto poco da offrire al mondo di oggi”.
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