Myanmar, un suora dall'epicentro del terremoto: "Qui solo morte e distruzione"
Federico Piana- Città del Vaticano
«Ora il nostro futuro ci appare incerto, non sappiamo come poter riprendere la nostra missione. Viviamo ogni giorno che passa nel più completo dolore e ci sembra di aver perso la speranza». È il terrore del dopo terremoto, quello che ha devastato il Myanmar colpendo anche il convento del Buon Pastore in Mandalay, alle 12.50 dello scorso 28 marzo. «Avevamo appena finito di pranzare - spiega suor Benedetta, superiora della congregazione di Nostra Signora della carità del Buon Pastore - quando io e le mie consorelle abbiamo sentito una forte scossa, lunga ed intensa, che sarà durata più di due minuti. Tutte abbiamo gridato e ci siamo rifugiate sotto i tavoli. Poco dopo, tutto è tornato a tremare più forte e terribilmente di prima».
Dolore e spavento
La religiosa racconta con spavento ai media vaticani che il suo timore più grande, in quel frangente, è stato che l’edificio fosse completamente crollato e che sotto le macerie potessero esserci non solo le sue amate consorelle, ma anche le ragazze che vengono ospitate nell’ambito di alcuni programmi di aiuto sociale. «Fortunatamente nessuno ha perso la vita o è rimasto ferito. Ma il nostro cuore si è riempito di ansia e ci siamo sentite morire dentro».
Continue scosse
Da allora nulla è più stato come prima: le suore hanno dovuto abbandonare la struttura che ha riportato diversi crolli e numerose e profonde crepe che ne mettono a rischio la stabilità e sono state costrette a spostarsi nei locali del primo piano di un ex salone di bellezza situato a pochi isolati dal loro convento. «Siamo ancora tutte molto scioccate, la notte non riusciamo più a dormire. Le scosse di assestamento si susseguono senza soluzione di continuità anche 5 o 6 volte al giorno e non sapere quanto tutto questo potrà durare ci fa rimanere nel panico».
Ingenti danni
Una disperazione alimentata anche dal fatto che in tutto il Mandalay, zona epicentro del terremoto, la maggior parte delle chiese e dei luoghi di culto cristiani ha subito ingenti danni. «Ma non solo — spiega la religiosa — anche il monastero buddista U Hla Thein è crollato come anche la moschea e numerosi altri edifici, strade, ponti. Il numero dei morti è tragicamente alto mentre la gente dorme per strada senza più nulla».
Bisogno di tutto
Mentre la Chiesa locale, tramite la Caritas e altre organizzazioni di solidarietà, sta tentando di aiutare ospitando gli sfollati nelle proprie strutture rimaste in piedi, suor Benedetta lancia un appello alla comunità internazionale affinché faccia giungere al più presto cibo, acqua, medicine, kit igienici, vestiti: «Ma, fino ad esso, qui non è arrivato assolutamente niente».
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