Francesco: responsabilità e non impunità nell'uso dell'IA
Felipe Herrera-Espaliat da Lima, Perù
Il Papa ha rivolto un forte richiamo alla responsabilità a tutti coloro che utilizzano l'intelligenza artificiale, esprimendo ancora una volta la volontà di rafforzare la protezione dei minori dagli abusi sessuali e quindi - ha detto - “estirpare questo cancro dalla società”. Francesco ha parlato con particolare forza delle minacce poste da alcuni settori dello sviluppo tecnologico e lo ha fatto inviando un messaggio alle oltre 500 persone che a Lima, in Perù, stanno partecipando al IV Congresso latinoamericano del CEPROME sul tema “Intelligenza artificiale e abusi sessuali: una nuova sfida per la prevenzione” con esperti internazionali che hanno lavorato con le vittime di abusi nel loro processo di guarigione e di ricerca di giustizia. L'evento in programma da oggi, 25 febbraio, a giovedì, è stato organizzato dal CEPROME, organismo pioniere nella formazione di centinaia di figure che promuovono ambienti sani nella Chiesa e rafforzano una cultura di prevenzione degli abusi, assieme alla Pontificia Commissione per la protezione dei minori della Santa Sede.
Una sensazione di impunità
Il Papa ha esordito sostenendo che Internet, rendendo tutto visibile con una finestra, crea una sensazione di impunità in quanto rende più facile per le persone sottrarsi alla responsabilità circa la loro presenza nell'universo parallelo del web. Tuttavia, con l'intelligenza artificiale questa impunità per Francesco aumenta non solo attraverso la visione, la raccolta o la diffusione di materiale inappropriato, ma anche attraverso la creazione di contenuti apparentemente nuovi ma sintetici, cioè composti da materiale già esistente nel cyberspazio. “Non essendoci la nostra mano nella produzione di questi materiali si potrebbe creare la falsa illusione che non siamo noi a 'fare' qualcosa di vergognoso: aggredire una persona, rubare un'immagine, usare un concetto o un'idea di un altro, esporre qualcosa di intimo che dovrebbe rimanere nella sfera privata della persona. Ma non è vero - ha stigmatizzato il Pontefice - la macchina esegue i nostri ordini, realizza, non prende le decisioni, ma è programmata per farlo”.
I danni di un uso dannoso dell'intelligenza artificiale
Il messaggio di Francesco, letto dal nunzio apostolico in Perù monsignor Paolo Rocco Gualtieri, ha elencato i danni che possono derivare da un uso doloso e irresponsabile dell'intelligenza artificiale: “Danni a coloro che, vedendo ciò che abbiamo prodotto, vogliono emularlo; danni a causa dell'enorme flusso di materiali inadeguati che inquinano l'ambiente; danni per la difficoltà incontrata dalle autorità nel discernere tra materiale reale e sintetico per garantire la sicurezza di eventuali vittime, ecc”. Secondo il Papa, i responsabili di rendere più sicure queste tecnologie sono sia coloro che le usano sia coloro che le hanno progettate.
Dare voce a Dio e alle vittime
Di fronte alle sfide che l'intelligenza artificiale pone alla lotta contro gli abusi nella Chiesa, il Papa ha detto che ci sono due compiti fondamentali: il primo è quello di dare “voce a Dio e alle vittime che lo implorano, affinché ci sia consapevolezza del male che viene fatto” e, allo stesso tempo, “svelare la menzogna di nascondersi dietro la tecnologia per liberare la nostra coscienza”. Per questo motivo, Francesco ha esortato “a chiedere ai singoli, ai progettisti di queste tecnologie e alle autorità competenti di imporre limiti e norme chiare e concretamente misurabili che permettano di perseguire il loro uso dannoso o criminale”.
Gratitudine al Santo Padre
La direttrice di CEPROME, María Inés Franck, ha apprezzato molto il messaggio di Papa Francesco, soprattutto perché arriva in un momento in cui la sua salute è molto fragile. “Il Santo Padre ha costantemente incoraggiato e confermato i nostri sforzi per creare una cultura della prevenzione nella Chiesa. Le sue riflessioni approfondiscono la nostra comprensione di questa nuova realtà e ci illuminano la strada per continuare a lottare contro gli abusi e creare spazi ecclesiali che favoriscano la protezione di tutti, in particolare dei bambini e degli adolescenti in tutta l'America Latina”, ha commentato con gratitudine l’avvocatessa argentina.
La cooperazione internazionale di fronte alle sfide dell'IA
In apertura del Congresso è intervenuto monsignor Luis Manuel Alí Herrera, segretario della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori, che ha insistito sulla necessità di stabilire meccanismi di cooperazione internazionale ed ecclesiale per lo scambio di buone pratiche di fronte alle sfide dell'intelligenza artificiale. Per il vescovo colombiano, le sfide “sono di tale portata che non possono essere gestite in modo autonomo, come se fossimo “il Ranger solitario” della salvaguardia digitale”. Il presule ha quindi apprezzato le opportunità offerte da questa nuova dimensione della tecnologia, che permette di mettere in rete e creare spazi per ascoltare le testimonianze delle vittime e dei sopravvissuti alla violenza sessuale raccogliendo dati che facilitano la gestione delle azioni legali e forniscono supporto giuridico.
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