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Jazzy

Dritti al cuore 26.03.2025

Nel 1950, Alan Turing pose una domanda che ancora oggi ci interroga profondamente: “Le macchine possono pensare?”
Era più una provocazione filosofica che una previsione tecnologica. Perché la verità è semplice e, allo stesso tempo, sconvolgente: le macchine non pensano. Non ragionano, non comprendono, non immaginano.
Eppure riescono a simulare tutto questo così bene da ingannarci. A volte.

Oggi l’intelligenza artificiale è ovunque. Riconosce i nostri volti, anticipa le nostre preferenze, scrive testi, compone musica, guida automobili. Ma non sa cosa sta facendo. E non lo saprà mai. Calcola, elabora, prevede. È un insieme potentissimo – e cieco – di regole e dati.

La sua dirompenza sta proprio qui: non nel pensiero, ma nell’illusione del pensiero. Un’illusione così credibile da trasformare il nostro modo di vivere, comunicare, decidere. Come ogni grande rivoluzione, l’IA ci costringe a porci domande urgenti: non tanto su ciò che fa la macchina, ma su ciò che la macchina fa – e farà – di noi.

Questo libro nasce per i curiosi. Per chi vuole andare oltre i titoli sensazionalistici e capire davvero come funziona questa tecnologia. Non serve essere scienziati: basta avere voglia di esplorare, con lucidità, spirito critico e un pizzico di meraviglia.

Seguendo il filo tracciato da Turing, cercheremo di capire cosa c’è – e cosa non c’è – dentro l’intelligenza artificiale. Perché se è vero che le macchine non pensano, è altrettanto vero che stanno trasformando il nostro modo di pensare.

Intelligenza Artificiale per Curiosi, una mini guida scientifica per tutti, scritta da Gennaro Vessio e pubblicata da Dedalo Edizioni, ci accompagna in un viaggio tra le basi teoriche e le applicazioni pratiche di questa disciplina, rendendola accessibile anche a chi non è esperto.

 

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Dal 3 aprile al 16 giugno 2025, nel cuore di Roma, il ristorante Il Margutta Veggy Food & Art ospita "Zefiro, vento di primavera", la nuova mostra fotografica di Barbara Dall’Angelo, curata da Tina Vannini. Venticinque scatti che raccontano la rinascita della natura con un linguaggio visivo capace di fondere poesia e luce, realtà e visione.

Dalle mangrovie indonesiane premiate a livello internazionale, ai paesaggi italiani, passando per le acque delle Iguaçu e le foreste di Madera, il suo sguardo ci invita a fermarci, ad ascoltare il silenzio della natura e a coglierne la bellezza profonda.

Con una formazione in regia al Centro Sperimentale di Cinematografia e collaborazioni con testate come il National Geographic, Barbara Dall’Angelo ha fatto della fotografia il proprio strumento poetico e, al tempo stesso, etico.

L’abbiamo incontrata per scoprire il cuore di questo nuovo progetto, per esplorare insieme il confine sottile tra arte e ambiente, visione e consapevolezza — in un’esposizione che è insieme invito alla contemplazione e atto d’amore per la Terra.

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